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Itinerario religioso Assisi: San Damiano

Francesco girava per le strade di Assisi chiedendo a gran voce – e destando stupore tra i suoi concittadini – che gli fossero date pietre: una, due, tre, in cambio di un’adeguata ricompensa. L’appello entusiasta, intervallato da un canto in lode di Dio, era dovuto alle parole: “Va’, Francesco, restaura la mia casa, la quale, come tu vedi, minaccia rovina”.

È questo il comando che un giorno del 1206 Francesco aveva ricevuto, quando, in preghiera nell’oratorio campestre di S. Damiano di fronte al crocifisso che lì si trovava, gli era sembrato che questo gli parlasse. Non comprende subito il significato simbolico di quella richiesta, crede di dover riparare l’edificio materiale (ecco dunque spiegata la febbrile ricerca di pietre), non la Chiesa, ossia l’edificio spirituale. Allora si dà da fare e inizia a restaurare la piccola cappella.Prima però va a Foligno e vende un grande quantitativo di stoffe prese al fondaco paterno; le vende insieme al cavallo che gli è servito per il trasporto, e poi torna tutto contento e leggero – e a piedi, ovviamente – a S. Damiano a donare il ricavato di quella vendita al prete che aveva in custodia la chiesa, il quale però, rifiutò il dono.

Mentre Francesco lavorava da manovale a S. Damiano sobbarcandosi i lavori più ingrati nonostante il suo gracile fisico trasportando secchi di calcina, assi e grosse pietre, cantava a gran voce una poesia da lui stesso composta in francese: “Venite ad aiutarmi, perché in S. Damiano verrà un monastero di Dame che glorificheranno il Padre celeste”. Quella che successivamente i biografi descrissero come una profezia, in realtà s’avverò, poiché di lì a pochi anni proprio in S. Damiano avrebbe avuto inizio l’Ordine delle Povere Dame guidato da Chiara.Alla fine del 1212, probabilmente, Francesco ottenne dal vescovo Guido che Chiara di Favarone di Offreduccio, sua sorella Agnese e le sue prime compagne potessero occupare il luogo.

Ospite proprio di santa Chiara e delle sue sorelle, quasi alla fine della vita, Francesco, con gli occhi spenti e il corpo sofferente aggiunse qui un’altra strofa al suo bellissimo Cantico. Aveva saputo che il vescovo di Assisi e il podestà si facevano la guerra a colpi di scomunica e di bandi, e allora, non potendo sopportare il dolore che gli dava quell’odio inutile, lui che aveva sempre raccomandato la pace e la concordia, dettò:

 

“Laudato si, mi Signore, per quelli che perdonano

per lo tuo amore

e sostengo infirmitate e tribulazione.

Beati quelli che ‘l sosterrano in pace,

ca da te, Altissimo, sirano incoronati.

Alle estreme propaggini del monte Subasio, tra cipressi ed ulivi, sta la chiesetta di San Damiano con il suo piccolo convento.Non si sa bene a che epoca risalga la sua prima costruzione: per alcuni, gli ultimi anni del IX secolo o i primi del successivo. Nei secoli seguenti, fino alla fine del XII, si completarono probabilmente anche le costruzioni del piano superiore. Ed eccoci arrivati al secolo di Francesco e Chiara: agli inizi del XIII secolo infatti, il piccolo complesso apparteneva alla diocesi di Assisi e all’amministrazione del suo vescovo.

La chiesetta in questo periodo – pur essendo aperta al culto – doveva trovarsi in uno stato di conservazione piuttosto precario, stando alla documentazione e alla narrazione tradizionale.La chiesetta insieme alla parte esterna del convento dà forma a una piccola piazza, molto suggestiva per l’atmosfera di poetica semplicità tipicamente francescana che evoca. La rustica facciata della chiesa è preceduta da un portico; al di sopra di questo a sinistra del rosone si vede una porta che ai tempi di Chiara era l’entrata del convento. La si poteva raggiungere grazie ad una scala di legno sostenuta da catene, che durante la notte veniva alzata e ne permetteva la chiusura, come fosse un ponte levatoio.

Nel 1954 fu edificata una piccola cappella posta sulla destra, dedicata a tutte le vittime dei campi di concentramento: sopra il suo altare è custodito un affresco di Ottaviano Nelli (1375-1444) che raffigura la Madonna in trono, i Ss. Francesco e Chiara, altri due santi e un devoto.Sotto il portico sulla sinistra c’è un affresco molto sciupato del 1522 con san Rocco e san Sebastiano; sulla destra invece, l’oratorio di san Girolamo presenta affreschi dipinti da Tiberio d’Assisi del 1517 che comprendono la Vergine e il Bambino in mezzo a san Girolamo, san Bernardino da Siena, san Francesco e santa Chiara. La chiesa è a una navata, stretta e allungata (m 10x3), chiusa da un’abside. La volta è ogivale. Appena a destra, c’è la finestrella attraverso cui Francesco si dice abbia gettato i danari che il prete dell’oratorio aveva rifiutato; qui un ignoto di scuola giottesca tra il 1305 e il 1315 ha raffigurato l’episodio: sullo sfondo si vede Assisi con le sue torri e le porte, la più antica raffigurazione della città che si conosca.

All’altare maggiore è la copia del crocifisso che parlò a Francesco; l’originale è conservato dal 1260 nella basilica di S. Chiara ad Assisi. Nell’abside un affresco risalente al secolo XI raffigurante la Madonna col Bambino, il medico san Damiano e il patrono di Assisi san Rufino, e sotto, il coro ligneo del Cinquecento, che porta un’iscrizione latina: “Non vox sed votum, non clamor sed amor, non cordula sed cor, psallit in aure Dei” (Non la voce ma il voto, non il clamore ma l’amore, non la corda ma il cuore risuona all’orecchio del Signore).Qui si trova una finestrella attraverso la quale le Clarisse si comunicavano e davanti alla quale passò il corpo di Francesco quando dalla Porziuncola fu portato ad Assisi.

A destra della navata è la cappella del Crocifisso, aggiunta nel 1535, al cui altare è un Crocifisso ligneo intagliato da frate Innocenzo da Palermo nel 1637.Segue il “sepolcreto” o antecoro, dove furono sepolte le prime compagne di santa Chiara, morte tra il 1238 e il 1257. Ora si trovano tutte riunite in S. Chiara ad Assisi.Nella sagrestia il semplice coro ha gli stalli lignei e il leggio molto rozzi, dell’epoca di santa Chiara. Su leggio vi è l’elenco delle prime compagne della santa.L’affresco che si trova sull’altare, una Crocifissione dipinta nel 1482, è di Pier Antonio Mezzastris. La vetrata della finestra è dedicata a Ortolana, la madre di santa Chiara, che seguì le figlie in questo convento, dove morì. Dal vestibolo salendo una scaletta si arriva al giardinetto di santa Chiara: una piccolissima terrazza dove Chiara coltivava dei fiori e da dove poteva vedere la pianura che al centro ospitava la chiesetta della Porziuncola.

Secondo un’antica tradizione è questo il posto dove Francesco, ospitato dalle suore dentro una capannuccia, completò il suo bellissimo cantico. Un bassorilievo del 1926, opera di Vincenzo Rosignoli, ricorda l’evento.Poi salendo ancora si arriva all’oratorio, una cameretta con absidiola, con affreschi del XVI secolo, dove sono conservati oggetti appartenuti alla santa. Altri tre gradini e si giunge al dormitorio delle monache: una croce sul muro indica il luogo dove l’11 agosto del 1253 morì S. Chiara.

Nella notte di Natale del 1252 Chiara, dal suo letto d’inferma, assiste  “miracolosamente” (come narra il Fioretto XXXV), alla solenne liturgia che si stava celebrando nel sacro convento:“Essendo una volta santa Chiara gravemente inferma, sì che non poteva niente andare con l’altre suore a dire l’ufficio, et venendo la solennità della Natività di Cristo, andarono tutte l’altre suore alla chiesa la notte al mattutino. Essa mal contenta rimase nel letto sola, non potendo andare coll’altre. Ma Iesu Cristo, sposo suo, non volendo lasciarla tanto sconsolata, la fece miracolosamente portare alla chiesa di san Francesco et stare invisibile a tutto l’ufficio della notte; et oltre a questo, ricevette la santa comunione; et poi la fece riportare al letto suo”. (…)

Tommaso da Celano nella sua Leggenda di S. Chiara, biografia della santa, dice che “udì suoni e canti e vide il presepio ivi preparato”.

(Con evidente riferimento a questo episodio, il 14 febbraio 1958, con il breve Clarius explendescit, Pio XII dichiarava santa Chiara patrona universale della televisione). Il chiostro è molto bello: alle pareti d’angolo si vedono due affreschi, datati 1507, di Eusebio di san Giorgio rappresentanti l’Annunciazione e l’Impressione delle stimmate.Il refettorio rettangolare ha le volte basse, come fosse una cripta: è un luogo molto suggestivo perché conserva l’aspetto che aveva originariamente; anche i banchi e i tavoli di legno di quercia tarlati sono gli originali dell’epoca di Chiara. Una crocetta e un vaso di fiori indica il posto occupato dalla santa al tavolo. Alle pareti ci sono affreschi molto deteriorati del XV secolo, di Dono Doni.

Narra il Fioretto XXXIII che papa Gregorio IX fece visita a Chiara in San Damiano; l’evento, storicamente certo, avvenuto nel luglio del 1228 in occasione della canonizzazione di Francesco (il 16 luglio), fu l’occasione di un miracolo.Dopo la preghiera il pontefice, alla richiesta delle suore di benedire i pani della mensa disposti sul tavolo del refettorio, rispose ordinando a Chiara di compiere lei questo atto facendovi sopra il segno della croce. (…) “Santa Chiara allora, come vera figliuola di santa ubidienzia, benedisse con grande humiltà et divozione quelli pani, facendovi sopra il segno di santa croce. Mirabil cosa! Subitamente in tutti que’ pani apparve il segno di santa croce, bellissimo intagliato. De’ quali pani, allora, parte ne fur mangiati et parte per miracolo ne furono serbati. Et mangionne con gran divozione il santo padre. Poi si partì, lasciando con molta divozione santa Chiara”. (…)

Nel 1240-’41 – durante l’assedio di Assisi da parte dei saraceni e dell’esercito comandato da Vitale di Anversa, luogotenente di Federico II – Chiara portò nel refettorio la cassetta d’argento contenente l’Eucarestia e, pregando intensamente, ottenne l’allontanamento delle truppe.Tra il 1991 e il 1993 alcuni lavori di riparazione hanno portato alla luce – circa cinque metri sotto il refettorio – una grotta, che potrebbe essere la stessa in cui Francesco si rifugiò, secondo quanto riportato dalle fonti, per sottrarsi all’ira paterna.Al piano superiore sono le celle dell’infermeria, nella prima vi morì Agnese, sorella di Chiara, il 16 novembre 1253, neanche un mese dopo l’inizio del processo di canonizzazione della santa, avvenuto il 18 ottobre dello stesso anno.

 Chiara, “la prima pianticella di Francesco” come lei stessa si definiva, ci ha lasciato due documenti importanti: le Lettere ad Agnese – epistolario che la santa tenne con Agnese di Boemia, fondatrice a Praga nel 1234 di un monastero di obbedienza damianita –;  e La visione dello specchio, vibrante narrazione di una visione mistica che Chiara ebbe. Entrambi questi scritti ben illustrano la sua totale adesione al pensiero di Francesco, il quale da parte sua seguì sempre con affettuosa sollecitudine il destino di Chiara e delle sue consorelle, fino alla morte, che lasciò la santa priva del suo conforto e sostegno.

Ma Chiara, indomita, portò avanti per altri ventisette anni la sua battaglia a difesa dello straordinario progetto di vita che la accomunava a Francesco.Chiara difese con tutte le sue forze – anche in aperto dissenso con la Chiesa e con lo stesso papa –  il diritto a non avere nessun diritto di proprietà, alla garanzia di poter vivere senza garanzie, secondo gli ideali che avevano animato Francesco.Il 9 agosto 1253, appena due giorni prima di morire, Chiara ottenne l’approvazione della sua Regola da parte del papa, che le accordava finalmente il privilegio, da sempre desiderato, dell’altissima povertà.   Torna Itinerari  Francescani

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