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Conventi Valle Reatina: CONVENTO DI FONTE COLOMBO dai Fioretti

 

(…) “Il divotissimo servo di Iesu Cristo messer san Francesco, per la asprezza della penitenzia et continuo piagnere, era divenuto quasi cieco, che poco vedeva”(…). (Cap. III)

(…) “Essendo una volta san Francesco gravemente infirmato delli occhi, monsignor messer Ugolino, cardinale protettore de l’ordine, per grande amore che li portava, molto teneramente amandolo, li scrisse che andasse a lui a Rieti, che v’erano valenti medici da occhi”(…). (Cap. XIX)

Dopo il Ponte Velino che attraversa il fiume omonimo, andando verso sud in direzione di Poggio Mirteto, si giunge – salendo e ammirando la vista della valle di Rieti – al Convento di Fonte Colombo, immerso in un bosco di lecci a 549 metri.Fu lo stesso san Francesco a dargli il nome quando salendo sul monte vide nel bosco una sorgente d’acqua così limpida che chiamò Fons colombarum.Questo luogo fu anche detto “Sinai francescano” perché qui – tra la fine del 1222 e il gennaio del 1223 – san Francesco dopo aver sostato in preghiera e digiunato quaranta giorni, dettò a frate Leone, in presenza di frate Bonizo da Bologna esperto in diritto canonico, la regola dell’Ordine. Questa “bozza” della Regola, molto più breve di quella presentata al Capitolo del 1221 (non bollata), doveva essere presentata al Capitolo generale di Pentecoste l’11 giugno 1223 per seguire poi l’iter di revisione della curia romana prima dell’approvazione, che avvenne il 29 novembre 1223.

Nella Leggenda perugina – scritta da frate Leone testimone del momento difficile attraversato da Francesco continuamente contestato dai confratelli per l’asprezza della sua Regola – si narra come il santo si rivolgesse direttamente a Cristo, il quale dal cielo fa immediatamente risuonare la sua voce dicendo: ” Francesco, nulla di tuo è nella Regola, ma ogni prescrizione che vi è contenuta è mia. E voglio sia osservata alla lettera, alla lettera, alla lettera, senza commenti, senza commenti, senza commenti! So ben io quanto può la debolezza umana, e quanto può però la grazia. Quelli dunque che non vogliono osservare la Regola, escano dall’Ordine!”. Tornò poi il santo, alla fine del 1225, circa un anno prima della morte, quando fu curato per la sua grave malattia agli occhi, un tracoma contratto in Egitto.

Negli ultimi anni di vita l’infermità agli occhi si accrebbe così tanto da renderlo quasi completamente cieco, costringendolo – spinto dalla sollecitudine dei frati che non si rassegnavano a vederlo peggiorare e incalzato dal cardinale Ugolino dei Conti di Segni (futuro papa Gregorio IX dal 1227 al 1241) suo amico e protettore – a sottoporsi alle cure crudeli che la terapeutica del tempo suggeriva.Fu così che Francesco docilmente e per obbedienza si piegò ai rimedi empirici, dolorosissimi e purtroppo inutili, che un chirurgo giunto appositamente all’eremo di Fonte Colombo gli applicò, cauterizzando con un ferro rovente la regione tra gli orecchi e le tempie, credendo in tal modo d’interrompere il flusso di umori che continuamente si riversavano dai poveri occhi del santo. Francesco sopportò l’intervento – in realtà una vera e propria tortura, perché priva ovviamente di anestesia – rivolgendosi con parole dolci e affettuose a fratello Fuoco invocandone la benevolenza e la cortesia.

Insieme al convento, sul piazzale, è la chiesa dei Ss. Francesco e Bernardino che fu consacrata nel 1450 dal cardinale Nicolò Cusano. La lunetta sopra il portale d’ingresso, affrescata da un pittore locale, risale a quel periodo.Nell’interno a una navata sono conservate statue lignee del ‘600; un Crocifisso e S. Francesco; un bassorilievo ligneo (1645) del frate Giovanni da Pisa raffigurante Gesù che conferma la Regola, che si dice scolpito nel leccio sul quale sarebbe apparso Cristo al santo; una Madonna col Bambino, su tavola, copia della Madonna del Popolo in Roma. Le sei vetrate moderne sono state disegnate nel 1925 da un grande artista del novecento, Duilio Cambellotti,  ed eseguite da Cesare Picchiarini.

Raffigurano proprio gli episodi cruciali legati alla presenza  di S. Francesco a Fonte Colombo: l’Offerta simbolica del monte fatta al santo; il regalo del mantello di Francesco alla donna di Machilone; S. Francesco con la croce  e il Codice della Regola; il Santo davanti al fuoco prima di venire operato agli occhi; Francesco e i pettirossi; il presepe di Greccio.Accanto alla chiesa è l’ingresso al Santuario: una cordonata conduce dopo pochi passi al Romitorio di S. Francesco, con la cella in cui il santo subì l’operazione di cauterizzazione; si può poi raggiungere il Conventino di S. Bernardino con alcune  cellette dove è stato ordinato un piccolo museo che custodisce la pergamena attestante la consacrazione della chiesa nel 1450, libri di preghiere e corali, oggetti appartenuti ai frati missionari dell’Ordine e dipinti seicenteschi.

Ma il fulcro del Santuario e probabilmente il nucleo fondante e più antico dell’eremo si trova ancora più in basso, articolato a più livelli a partire dalla duecentesca Cappella di S. Maria, detta della Maddalena, con coronamento orizzontale e porta gotica al di sopra della quale vi è una campanella con la quale Francesco annunciava la preghiera ai confratelli.L’immagine dipinta della santa a cui è dedicata la chiesa, è visibile alla parete destra completamente avvolta nella sua fluente chioma fulva, opera umbra del tardo Trecento; accanto a lei una Beata Cunegonda, del Quattrocento.Nel catino absidale è ormai quasi illeggibile un affresco del tardo Duecento con Cristo benedicente tra Angeli e altre immagini di difficile decifrazione.

Nello sguancio della finestrina è dipinto il simbolico Tau francescano, venuto alla luce nel 1920, e secondo alcuni opera autografa del santo; sulla parete accanto un affresco cinquecentesco raffigurante S. Chiara.Uscendo dalla chiesina e scendendo per una ripida scala – ove sono posizionate le stazioni di una Via Crucis in maiolica di Capodimonte del ‘700 – ci si inoltra nel folto del suggestivo Bosco Sacro detto anche Bosco del Silenzio, cuore mistico dell’eremo.Fra gli elci e le querce S. Francesco raccolto in preghiera chiese agli uccelli che vi dimoravano di tacere per non distoglierlo con il loro canto dalla sua meditazione. Così fu, e da allora il bosco si chiama così.

La Cappella di S. Michele, costruita ottanta anni dopo la morte di Francesco sulla fenditura della roccia che oggi forma il Sacro Speco, era usata per celebrare la messa e lì è conservato il masso che il santo usava per giaciglio.Sull’altare è un dipinto su rame di fra Emanuele da Como del 1644: la Visione della Regola.

Scendendo ancora per una doppia rampa si giunge al Sacro Speco – una fenditura di un metro d’ampiezza e sette di profondità – dove dimorarono insieme al santo frate Bonizo da Bologna e frate Leone, confessore e segretario di Francesco, al quale il Poverello dettava ogni suo pensiero. Impressa nella roccia è l’impronta del suo capo quando il fraticello – che Francesco chiamava affettuosamente “pecorella di Dio” – l’alzò stupito all’apparire improvviso di Cristo su un leccio, i cui resti sono conservati in una casetta accanto, dove inizia un sentiero che scende ancora più nel profondo del bosco, per giungere là dove si trova la Fonte delle Colombe.

Il sentiero si inoltra in un magnifico bosco centenario. Lungo il percorso sono disposte alcune cappelline rivestite di ceramiche: le prime due, entrambe del XVIII secolo, sono dedicate rispettivamente all’Ascensione di Cristo con scene della vita di san Francesco, e a sant’Antonio di Padova con episodi della vita di sant’Antonio  e san Francesco. In prossimità della Fonte delle Colombe è la cappella della “Regoletta”, del XVII secolo, raffigurante la Vergine tra san Francesco e san Bernardino e altre scene della vita del Poverello.

 

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